Seno, coseno, tangente (La quadratura del cerchio)

Una cosa che si dice sempre di Sanremo tra noi finti alternativi che suoniamo nei localini da poco è che per andare a Sanremo non è mica che si facciano davvero delle selezioni. In realtà per andare là, diciamo noi, si paga perché è tutto truccato, tutta una mafia. Lo diciamo chiunque sia il direttore artistico del Festival. Nel corso degli anni di queste chiacchiere fatte durante i soundcheck, mentre si mangia un hamburger e una birra in un pub di provincia dove tra poco suoneremo davanti a venti persone o in un centro sociale con la pizza fredda, tra i vari gruppi e sedicenti artisti indipendenti questi discorsi sono stati fatti migliaia di volte.

I più esperti e scafati, quelli più anziani oppure quelli più rancorosi, sono arrivati ad avere anche una specie di borsino. Nel senso che ti raccontano, sempre sottovoce, che hanno sentito dire che tot anni fa quando ci sono andati i (nome del gruppo) la quota della tangente era di (un numero, ogni volta diverso anche se si parla della stessa edizione).

Ecco, a me che quest’anno vedo che ci sono tante persone sul palco con le quali ho suonato anche io e con le quali ci siamo scambiati chiacchiere, confessioni, timori e speranze, mi verrebbe da chiedere a questi qui:

“Ma quindi, esattamente, la tangente che avete pagato, di quanto era?”

E poi vedere cosa mi rispondono.

Il nazista dentro di noi

Secondo me paragonare la deportazione degli ebrei nel regime nazista e il trattamento che ricevono gli africani in Italia è una cosa sbagliata perché ci sono tantissime divergenze e la cosa comune è solo che ultimamente è pieno di razzisti di merda che si sentono autorizzati a fare la voce grossa e sparare cazzate.

Che non è mica poco, sia chiaro.

Secondo me c’è anche troppa Memoria, con la M maiuscola, come la chiamava Luca Rastello. C’è molta Memoria e poca memoria, con la m minuscola.

Se leggendo queste righe la prima cosa che pensi è che sono state scritte il 28 e la giornata della memoria è il 27 gennaio, allora sei parte del problema. Ci vuole memoria e precisione, il più possibile. Il nazista che abbiamo dentro ci mette un attimo.

 

Il cane di Heidi

Ci sono dei giorni che qui, nella pianura padana, c’è nebbia fitta fitta e si arriva a non vedere nemmeno a dieci metri da te.

E questo per giorni.

Poi, come è arrivata, la nebbia a volte sparisce e di colpo si vede tutto.

La nebbia va proprio via del tutto. Che a uno normale gli sembra una cosa normale, ma se sei nato in Emilia sai che è un evento incredibile ed esci da lavorare, come sono uscito io due minuti fa, che vedi tutto chiarissimo e vedi gli edifici, le macchine che vanno, riesci anche a leggere le targhe da lontano.

Consigli per gli acquisti

Avete presente quando comprate qualcosa su Amazon e dopo vi arrivano i consigli via mail su cosa comprare?

Per dire, oggi a me ha consigliato di comprare “Marquée Moon” dei Television.

Ogni volta che mi arrivano dei consigli del genere, tipo che secondo lui dovrei comprare “White Light/White Heat” dei Velvet Underground o “In the court of the Crimson King” o robe così, mi sale sempre il complottismo e mi viene da andare a controllare nella parete di casa mia piena di dischi per vedere se sono venuti in casa a rubarmelo.

Ci sei o ci fai?

Oggi un mio collega voleva dirmi che ha una zia suora.

Finora avevo sempre sentito dire che una persona fosse una suora, vale a dire che se uno mi diceva che aveva una zia suora, mi diceva “Ho una zia che è una suora” o al limite una zia che “si è fatta suora”.

Lui oggi mi ha detto “Ho una zia che FA la suora”.

Mi è sembrata una differenza fondamentale. Sua zia non è una suora. LA FA.

D’ora in poi mi sa che lo uso sempre e volevo invitare chiunque a fare altrettanto.

Let’s play ball with William Blake

C’è un bel film con Kevin Costner, Tim Robbins e Susan Sarandon che si intitola “Bull Durham” ed è un film sul baseball. Se avete giocato a baseball anche solo a livello dilettantistico, se avete comunque la scimmia del baseball e vi piace un casino il gioco e tutte le regole e la implicita filosofia che ci sta dietro, questo è il vostro film, il film della vita, quello che vorrete vedere e rivedere sempre, tipo che ogni tanto rimanete una sera in casa e non sapete cosa fare e allora dite tra voi “Vabé, adesso mi riguardo Bull Durham”.

In questo film, c’è un momento durante il quale Susan Sarandon e Kevin Costner stanno litigando perché lui ha detto una cosa a Tim Robbins che fa sì che Robbins non voglia più fare sesso con la Sarandon e lei è molto arrabbiata. I due discutono in uno scambio di battute vibrante e fatto molto bene. Poi, ad un certo punto, Costner dice alla Sarandon se non trova che il suo vestito sia un poco eccessivo e lei, che era in difficoltà e stava andando sotto nella discussione, risponde dicendo “La strada dell’eccesso porta al palazzo della saggezza – William Blake”.

Dice proprio così. Nel senso che dice anche “WILLIAM BLAKE”. E Costner ride e dice “Che cavolo vuol dire WILLIAM BLAKE?” e lei risponde “CHE PARLO DI WILLIAM BLAKE”

Ecco, quando vedo che postiamo le cose sui social e poi mettiamo cento hashtag per far capire di cosa stiamo parlando, mi sembra sempre che uno stia dicendo una cazzata perché è in difficoltà e che, finita la frase, dica “WILLIAM BLAKE”.

(E’ un film tradotto così così come tutti i film sul baseball, dove senti delle cose del tipo “Ed è una palla per il lanciatore” e invece era un BALL, che non vuol dire palla, un poco come a calcio se dici che un calciatore ha realizzato una rete vuol dire che hai fatto goal, non che stai sistemando la porta. Guardatelo in inglese, se riuscite. Se sapete le basi delle regole del baseball è meglio. Non solo per vedere il film, è proprio meglio per voi. Nella vita, intendo)

If it’s a trap, don’t be a mouse.

30 dischi che ho scelto io adesso mettendoci anche poco, usciti nel 1986:

Life’s Rich Pageant – R.E.M.
Graceland – Paul Simon
Master of Puppets – Metallica
Atomizer – Big Black
Evol – Sonic Youth
Reign in blood – Slayer
The Queen is dead – Smiths
The colour of spring – Talk Talk
Raising Hell – Run Dmc
Licensed to Ill – Beastie Boys
Black Celebration – Depeche Mode
Candy Apple Grey – Husker Du
King of America – Elvis Costello
Skylarking – XTC
London 0 Hull 4 – Housemartins
Talking with the taxman about poetry – Billy Bragg
So – Peter Gabriel
Kicking against the pricks – Nick Cave & The Bad Seeds
I against I – Bad Brains
Parade – Prince
Album – Public Image Limited
True Stories – Talking Heads
Home of the brave – Laurie Anderson
Sound of confusion – Spacemen 3
Gone to earth – David Sylvian
Whites off earth now – Cowboy Junkies
Your funeral…my trial – Nick Cave & The Bad Seeds
Holy Money – Swans
Freedirt – Died Pretty
Out of the grey – Dream Syndicate

Le prime 30 canzoni (credo in ordine di classifica di vendite) del 1986 che vi saltano fuori se scrivete HIT PARADE ITALIA 1986 su Google:

Papa don’t preach – Madonna
Run to me – Tracy Spencer
Easy lady – Ivana Spagna
Notorious – Duran Duran
Live to tell – Madonna
You can leave your hat on – Joe Cocker
Take on me – A-Ha
Bello e impossibile – Gianna Nannini
Through the barricades – Spandau Ballet
Lessons in love – Level 42
Adesso tu – Eros Ramazzotti
Holiday rap – M.C. Miker G & D.J. Sven
Russians – Sting
One step – Kissing the Pink
Touch me (I want your body) – Samantha Fox
I’m your man – Wham!
A Different corner – George Michael
The Captain of her heart – Double
The Edge of heaven – Wham!
True blue – Madonna
Diamond – Via Verdi
Once more – Taffy
Venus – Bananarama
Kiss me Licia – Cristina D’Avena
Lei verrà – Mango
Geil – Bruce and Bongo
Ti sento – Matia Bazar
Say you say me – Lionel Richie
We need protection – Picnic at the Withe House
Looking for love – Tom Hooker

Io nel 1986 avevo 14 anni.

Secondo me, quando litigate parlando della trap e vi dividete tra quelli che una volta girava della gran musica e quelli che la trap è gran musica e voi vi siete rincoglioniti, avete smarrito un poco il senso della misura e, soprattutto, il caro vecchio senso dell’ascoltare la musica che ci tira il culo a noi senza tanto badare tanto a quello che fanno gli altri.

E’ un poco che…

E’ tanto tempo che non scrivo qui sopra.

Semplicemente, di cose che mi va di dire ce ne sono sempre meno.

Anche quando sento tutti che parlano di una roba, tipo Calcutta che fa la playlist a cinquemila euro, mi viene voglia di argomentare e dire la mia. Poi penso che in realtà non me ne frega niente e, soprattutto, tanto non mi fate cambiare idea e di cambiare idea non ne ho nessuna voglia.

Idem per le cose di attualità. Ci sono alcune notizie veramente grottesche, accadono cose strane, tipo che uno si alza la mattina e va in giro a sparare agli africani oppure che Adinolfi dice che non ci dovrebbe essere il divorzio così lui sarebbe ancora sposato con la sua vecchia moglie e non avrebbe commesso peccato.

Beh, non mi va più di commentarle.

Ogni tanto mi chiedo perché io e il dottor Manicardi lo teniamo ancora aperto, ‘sto coso.

Poi penso che lo tengo aperto per chi ancora non va sui socialcosi e quindi non saprebbe le date.

Però, ecco. Così.