7 giorni di squalifica

Mi hanno squalificato da Facebook per 7 giorni perché in un post di settemila anni fa ho scritto la parola “frocio”.

 

Non che io scriva questo per lamentare chissà quale violazione della democrazia o censura.

Sono cose che, a farsi governare dai robot, possono capitare. Almeno Yul Brinner non mi ha sparato in duello come nel film.

Il motivo è che non mi fa usare messenger, quindi ho qualche persona che mi sta scrivendo e alla quale non riesco a rispondere e magari sta pensando “Che pezzo di merda, manco mi risponde”.

Cogli la prima mela – Itunes ItalyRockChart

Ogni tanto qualcuno scrive “Il nostro video è al XY sulla classifica nel sito di (inserire nome di sito internet, webzine, giornale)” e sembra una cosa molto figa. In genere sono posizioni di rincalzo, ma comunque essere in classifica è sempre essere in classifica. E poi, voglio dire, sei nella classifica di una roba dove stanno altri nomi grossi, magari una classifica a livello nazionale. E infatti tutti a dire “Bravo” “Daje” eccetera.

L’altro giorno mi ha scritto Govind, il mio editore.
Mi dice che siamo finiti al 196esimo posto della ItalyRockChart di Itunes con un mio pezzo del 2010 chiamato “Vita di paese”.
In pratica questa canzone del 2010 è una delle canzoni tra le “italiane rock” (mi si perdoni) che è stata scaricata più volte da Itunes in settimana. Solo (si fa per dire) 195 canzoni le sono davanti.
Allora chiedo a Govind di dirmi, se lo sa, quanti download abbiamo totalizzato per finire al 196esimo posto su un sito prestigioso come quello di Itunes.

E lui, candidamente, mi risponde: “UNO”.

 

#quellavoltache

Adesso che sta arrivando l’onda di riflusso, adesso che lo spettacolo si sta spostando sul dibattito “colpevole/innocente” del vip di turno e adesso che piano piano in tanti stanno cominciando a pensare che però ormai che due palle, volevo dire che secondo me l’hashtag #quellavoltache ha avuto lo straordinario merito di portare alla luce un problema, quello delle molestie sessuali e delle violenze perpetrate in questi anni a danno delle donne.
Mi è sembrato purtroppo di notare che, dato che questo dibattito è partito dal mondo del cinema, si sia voluto spostare l’attenzione proprio su quel mondo lì, con tutti i relativi tentativi di spettacolarizzazione delle varie faccende.
Credo che continuare a fare da semplici spettatori ponendoci il problema se questo o quello abbiano fatto questo o quello sia un aspetto abbastanza fuorviante e ritengo che sarebbe giusto cercare di concentrarci sul fatto che le donne che hanno raccontato le cose che hanno subito sono, in linea di massima, le nostre amiche, cugine, sorelle, fidanzate, mogli, madri, figlie.
Se non riusciamo a capire questo e releghiamo tutto al guardare dal buco della serratura il vip di turno come se fossimo il grande fratello, allora i mostri siamo noi.