Grant

“Hi Giancarlo, this is Grant. Well….uhm, uh….FUCK YOU, SON”

(Messaggio lasciato in segreteria da Grant Hart alla mia richiesta di un’intervista per la monografia retrospettiva che scrissi per il mucchio extra. Ciao, testa di cazzo che non eri altro. Ti vorrò sempre bene)

 

 

La prima cosa che ti viene in mente.

Non è ancora uscito ufficialmente, qualsiasi cosa possa significare una frase del genere per un musicista dilettante nel 2017.

Però, ecco, chi volesse già una copia de “LA PRIMA COSA CHE TI VIENE IN MENTE”, che è il titolo del mio nuovo album, può mandare una mail all’indirizzo tantopagaCHIOCCIOLAmiomarito.it lasciandomi il suo indirizzo, per il resto ci mettiamo d’accordo.

POSSO DIRE UNA COSA ANCHE IO SU “OK COMPUTER”?

Una volta lessi in “Come as you are”, la biografia dei Nirvana scritta da Michael Azerrad, che Cobain diceva che poco prima di “Nevermind” non potevi mica andare in giro a dire che ti piacevano i Black Flag ma anche i R.E.M., altrimenti avresti preso del coglione.

Ecco, questi circoletti chiusi qui dell’alternativismo, nei quali siamo rimasti invischiati un pochino tutti, prima o poi sono destinati ad aprirsi e a mutare nel tempo.

Per dirne una, se aveste chiesto nel 1982 a un qualsiasi critico musicale quale fosse il legame tra Siouxie and the Banshees e Johnny Cash, la risposta sarebbe stata probabilmente “nessuno”. Viceversa, se lo chiedete oggi 9 critici musicali su 10 vi risponderebbero “Nick Cave”, probabilmente tutti i software per l’ascolto di musica lo propongono, al punto che ci eravate arrivati addirittura da soli perché ormai vi sembra naturale (Se state pensando “però anche i Wall of Voodoo”, un giorno dobbiamo bere qualcosa insieme, offro io).

Ora, tralasciando la sua effettiva grandissima bellezza, secondo me la cosa più valida di “Ok Computer”, quella che lo ha reso definitivamente un classico già al momento della propria uscita, è stata che prima di quel disco lì dovevi sempre, se eri un fan del rock alternativo che uso quella parola lì così ci capiamo, far finta che tutto fosse non dico nato con il punk e il 1977, perché gli Stooges, gli Mc5 e comunque i Beatles e gli Stones eccetera, ma dovevi comunque far finta che da Altamont 1969 ai primi concerti dei Ramones al CBGB non fosse successo nulla, giusto un paio di dischi dei Pink Floyd ma che andavano comunque detti un pochino in sottovoce. Certo, c’erano stati Bolan, il Glam, Bowie, eccetera, ma il resto dovevi far finta che non fosse praticamente esistito e se solo provavi a parlarne ti veniva detto che eri un Riccardone, un pomposo e noioso amante del prog e i critici musicali usavano l’aggettivo “sinfonico” come fosse un’offesa, tanto che si era perso il suo significato originale (che del resto nessun frequentatore della musica rock conosceva).

Ecco, di colpo, davanti ai tempi dispari di “The tourist”, ai cambi di tempo delle diverse sezioni di “Paranoid android” e al fatto che nonostante 3 sezioni diverse, stacchi in tempi dispari e cambi di tempo fosse stata scelta come singolo, con un video che durava 7 minuti ed era completamente diverso da tutto quello che si vedeva su MTV, davanti all’attacco di tutta la band in “Exit music” che ricorda così tanto “Epitaph” dei King Crimson, potevi finalmente saltar fuori e rivelare al mondo che anche in quegli anni lì c’era stata musica davvero fighissima e che se proprio non era fighissima quantomeno aveva una sua cazzo di dignità.