Informazioni su Giancarlo Frigieri

uno che suona la chitarra e canta

La vigilia di Natale dell’anno scorso ho scritto tutto un pistolotto per dire che il 2020 sarebbe stato un anno decisivo per capire cosa avrei voluto fare e cosa avrei voluto dalla musica.

Visto come si sono evolute le cose, facciamo che quest’anno, al limite vi ricordo che potete scrivere alla mail per prenotare una copia di “Sant’Elena” giusto per fare un poco di autopromozione, però per il resto “Buon Natale” e basta.

 

Una canzone dal nuovo disco

Da oggi è possibile trovare sul mio canale Youtube un video in slideshow della canzone “Io e quell’altro”, uno dei brani che farà parte di “Sant’Elena”.

Il video è stato realizzato da Corrado Ravazzini su foto di Cristina Malagoli.

Per vederlo e ascoltare la canzone, cliccate qui.

Spero proprio che vi piaccia.

Nuovo album a Gennaio

A Gennaio uscirà il mio nuovo album. 16 canzoni per circa 70 minuti di musica. Si chiamerà SANT’ELENA e, a differenza degli altri, questo disco è stato registrato in presa diretta dal vivo in studio con chitarra, voce e armonica in perfetta solitudine, con la lodevole eccezione di due brani. In uno ho aggiunto un riff di una dodici corde perché ci stava troppo bene e in un altro una pedal steel guitar suonata da Marco Parmiggiani, sempre per lo stesso motivo. La copertina e il libretto sono stati fatti da Corrado Ravazzini che già aveva lavorato con me curando la regia nel video de “IL CHIODO”. Le foto sono di mia moglie Cristina. L’album è stato registrato al Bunker di Rubiera il 22 Agosto e il 4 ottobre 2020 da Gabriele Riccioni e Lorenzo Iori, uscirà per la New Model Label e il produttore è Cesare Anceschi.

Sono 16 canzoni che raccontano in linea di massima alcune storie ambientate in Emilia, non necessariamente vere. All’interno del libretto ho aggiunto un piccolo glossario dei posti che vengono nominati, visto che magari se un friulano o un ligure sentono nominare “Via Ghiarola” oppure “Cadelbosco” non sanno di cosa stiamo parlando e mi sembrava carino almeno dare un piccolo cenno generale. Altri argomenti trattati nel disco sono la megalomania e la solitudine, oltre al consueto armamentario di delusioni che la vita quotidianamente ci riserva. Il carattere “locale” penso che comunque non sia un grande ostacolo, considerando quante volte gente come Springsteen (al quale, sia chiaro, non intendo paragonarmi) ci fracassi le palle con il New Jersey, per tacer di Venditti con Roma o cose del genere.

Contrariamente a quanto ci si possa aspettare in questo periodo, non è un disco nato durante i lockdown. Anzi, la canzone che dà il titolo al disco è stata scritta prima della prima ondata di Coronavirus e le altre sono state scritte nel periodo in cui era di nuovo possibile uscire; il motore che le ha fatte scrivere è stato probabilmente il fatto che si poteva tornare a fare la vita di prima e che io non ne avevo nessuna voglia. Solo un pezzo, quello di chiusura, è stato scritto durante il lockdown e sostanzialmente è un pezzo che parla di come uno dovrebbe cogliere la possibilità di “aver tempo di fare le cose che non riusciva a fare” e invece di come ci si senta svuotati, privi di senso e di direzione.

E’ un disco che è nato praticamente da solo, i pezzi venivano uno dopo l’altro a volte anche a due canzoni al giorno. Allo stesso tempo è un disco per il quale mi sembra di aver speso tantissimo dal punto di vista emotivo, tanto da farmi sentire improvvisamente vecchio e privo di senso tutto quello che ho scritto e registrato prima (MA POI TRA UN PO’ MI PASSA).

Non so ancora dire se e quando questo disco verrà portato in giro con i concerti, nessuno può dirlo. Di sicuro mi piacerebbe molto farlo, suonare dal vivo è la cosa che in questo periodo mi manca di più. Una cosa sicura è che nei prossimi concerti che riuscirò a fare, questo disco verrà suonato per intero dall’inizio alla fine ogni volta che ne avrò la possibilità. Inoltre, per un certo periodo almeno, non avrò con me le loopstation e i miei diecimila effetti a pedale che uso di solito. Sarà soltanto, come qui, una chitarra acustica, una voce, un’armonica.

Il disco verrà stampato soltanto in cd perché fare un doppio vinile richiederebbe uno sforzo economico da parte di chi mi viene a sentire che probabilmente mi lascerebbe, come diretta conseguenza, un invenduto della madonna e in questo periodo non è il caso di fare follie. Già stampare cd nel 2020 è abbastanza stupido, cerchiamo almeno di non esagerare.

Chi volesse acquistarlo può scrivermi alla solita mail (è indicata in alto a destra nel sito) e sarò ben lieto di spedirglielo. Non abbiate paura di farlo, preferisco spedirlo che dovere aspettare di suonarlo dal vivo.

Cover ALBUM Retro cover

 

Un disco che potreste comprare

E’ uscito “Sulla terra”, il nuovo album di Davide Tosches. Davide è anche colui che ha curato diversi artwork dei miei dischi.

Questo ultimo album è particolarmente intenso e, da un primo ascolto, credo sia il migliore che ha fatto.

Ogni disco di Davide, del resto, era migliore del precedente.

Se vi va, compratene una copia direttamente da lui.

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Cose che faccio in settembre che uno può venire a sentire o a vedere

Domenica 6 suonerò 4 cover di John Lennon nel corso di una serata a lui dedicata in quel di Formigine (MO), il tutto a cura dell’Associazione “Avanzi di Balera”.

Venerdì 11 suonerò per la giornata mondiale dei profughi al Parco Amendola di Modena.

Sabato 12 suonerò a Salice Terme, al Soqquadro Pub. Non ci sono occasioni particolari, suono e basta.

 

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Venerdi 21 agosto 2020

Venerdì 21/08/2020 suonerò un set di zoppicanti cover anglofone presso la trattoria “Da Guido” alle Salse di Nirano, Fiorano Modenese.

Non farò cose mie. L’idea è quella di fare un poco da sottofondo mentre i clienti mangiano. Io mi metto lì e suono quel che mi pare, senza la pretesa di venire nemmeno ascoltato.

Di solito questa idea mi fa un poco rabbrividire e invece, devo dire, che mi fa molto piacere. Suonerò un poco di cover a caso, di quelle robe dove senti un pezzo dei Nirvana e uno di Harry Belafonte uno dopo l’altro e dici “Ma ‘sto tipo qui da dove salta fuori? E’ matto?” oppure non dici niente e continui a mangiare. Non so neanche a che ora inizio, tipo che mangio qualcosa a cena e poi parto e vedo come va.

 

Mi si nota di più se….oppure se…

Da una decina di giorni ho disattivato il mio profilo Facebook.

Non l’ho distrutto, l’ho solo disattivato. Su messenger mi si può scrivere.

Mi ero rotto le palle di starci, ma se non lo avessi disattivato avrei continuato a starci, come si fa con le dipendenze.

Mi piacerebbe scrivere una di quelle cose del tipo che si torna alla vita reale e di parlare dei tanti benefici ma in realtà non ci sono dei gran benefici, se non che non so mai di cosa si litiga e quindi non litigo più.

In generale, dopo questa cosa del Coronavirus e questi mesi travagliati, mi sembra stupido stare a discutere (o anche solo a sentire discutere) di cose che in fondo non hanno a che fare con la mia vita.

Tipo che un amico mi ha detto che oggi parlavano tutti con cognizione di causa della HBO che ha tolto “Via col vento” dal suo carnet perché è un film razzista.

Ecco, del tipo…Io di questa cosa non ho un’opinione e non me ne frega veramente un cazzo, non so neanche cosa sia l’HBO e di stare a parlare di una roba che non so cosa sia e di un film del milleduecento avanti cristo boh, ho notato che fino a ieri ne parlavo, ma di quelle cose lì ne parlavo più che altro per fare la battutina e sembrare il più furbo di tutti.

Quel giochino lì prima o poi lo tornerò a fare, perché la colpa non è mica di Facebook. La colpa è mia, è un vizio che ho io, quello di voler sembrare il più furbo di tutti.

Vado a farmi una birra e a suonare in veranda.

Se volete scrivermi, fatelo. C’è la mail.