Informazioni su Giancarlo Frigieri

cantautore

La partita

Quest’estate ho letto alcuni libri e volevo segnalare in particolare “LA PARTITA” di Piero Trellini.

E’ un libro che parla di Italia-Brasile 3-2 al mondiale spagnolo del 1982. Trellini è letteralmente ossessionato da quella partita che lui, appunto, definisce LA partita, quella per antonomasia, quella più bella di tutti i tempi, quella che guarda e riguarda e che se ne potesse guardare una sola, guarderebbe solo quella.

Sono d’accordo con lui. E’ un libro di 600 pagine che parla di quella partita, la partita comincia a pagina 429. Prima si parla di come ci si è arrivati, in tutti i sensi e da tutte le angolazioni. Trellini, nella sua ossessione, parla dell’arbitro, dei guardialinee, dei telecronisti, delle persone in tribuna stampa, dei fotografi, persino delle persone che hanno segnato il campo quel giorno (usando la calce e non il gesso, arriva ad affermare avendoli evidentemente interpellati).

Nella sua maniacale e stupenda ricostruzione, se siete malati di quel mondiale come il sottoscritto, durante la lettura potrebbe capitarvi di avere più volte i brividi che vi corrono lungo la schiena e potreste leggere quelle seicento pagine in tre giorni, come è successo a me.

E’ un libro da leggere e poi da tenere vicino al cesso, dove ogni tanto gli andrete a dare un’occhiata, fino a quando il tenerlo sempre in bagno lo trasformerà in un volume con i lati piegati e ingialliti dai segni dell’incuria e del tempo.

Un libro stupendo che però contiene due errori, che oggi ho provveduto a segnalare all’autore perché, come lui, anche io sono ossessionato dal Mundial del 1982 (anche se meno di lui).

Non vi dico quali sono. Trovateli, leggete questo libro. Vi piacerà.

Tracklist

La tracklist del mio nuovo album “I ferri del mestiere” che uscirà in autunno:

 

  1. Bastiglia
  2. Lungomare
  3. Spiritosi
  4. Speriamo che sia lei
  5. Abito da sera
  6. La guerra degli affetti
  7. Notte bianca
  8. Tradimento
  9. L’altra canzone del sole

9 canzoni, 46 minuti di musica. Sia in vinile che in cd, su etichetta New Model Label.

Il disco nuovo – qualche anticipazione

Il mio nuovo album si chiamerà “I ferri del mestiere” e uscirà in autunno 2019 per la New Model Label di Govind Khurana e Linda Lorraine Larsen.

E’ stato registrato tra il 20 e il 24 Maggio 2019 al Bunker Recording Studio di Rubiera (RE) da Gabriele Riccioni e Lorenzo Iori.

Lorenzo ha suonato anche il violino in due pezzi.

Alcuni amici hanno fatto un coro in un pezzo.

Il Dottor Manicardi ha fatto “plin plin plin” in una canzone con il pianoforte per una ventina di secondi.

Cesare Anceschi ha suonato la batteria in tutto il disco.

Io ho suonato tutto il resto, vale a dire chitarre elettriche, chitarra acustica, basso, Organo, Piano elettrico Fender Rhodes, tamburelli, cowbell, oltre naturalmente a cantare.

Sarà un disco prevalentemente chitarristico, non ci saranno pezzi senza la batteria. Le chitarre saranno soprattutto elettriche e quasi sempre saranno suonate senza nessun tipo di effetto.

Per i feticisti di questo tipo di cose, la chitarra acustica usata è la Sangirardi e Cavicchi nr 17, una Small Jumbo di Liuteria fatta appositamente per me che già avevo usato nel disco precedente.

Le chitarre elettriche invece sono principalmente le mie due Fender Telecaster. Una è la mia storica Tele giapponese del 1986 e l’altra è una American Special che ho comprato circa una decina di anni fa.

Ho anche usato per alcuni assoli la mia Fender Toronado e una Fender Stratocaster di proprietà dello studio con la quale mi sono trovato davvero molto bene.

Gli unici effetti usati, principalmente per qualche assolo, sono stati un overdrive e un delay della Earthtone, che è una ditta di Sassuolo che fa degli effetti per chitarra davvero notevoli.

E’ stato usato anche un wah wah in una canzone. Per il resto, tutte le chitarre sono pulite e per ottenere un suono distorto abbiamo utilizzato soltanto la naturale saturazione del mio amplificatore Supro Thunderbolt 6420 che è stato l’unico amplificatore utilizzato per le chitarre ed il vero protagonista del disco, almeno secondo me.

Il basso era uno Squier Precision e non ricordo in che amplificatore lo abbiamo messo ma aveva un gran bel suono.

La batteria è stata accordata in maniera decisamente particolare visto che abbiamo tirato parecchio la pelle del rullante e poi abbiamo (questa è la vera stranezza) fatto in modo che il suono del tom fosse più grave di quello del timpano, che è una discreta follia. Per i piatti della batteria ci sarebbe da fare un discorso a parte per lo straordinario RIDE della batteria di Cico ma lo dovrebbe fare lui, in quanto il discorso comincerebbe con lui che dice “Questo non è un RIDE. E’ UN PIATTO” perché in effetti non è propriamente un Ride.

Ci sono pochissimi raddoppi di voce, di solito ne facevo un sacco e invece questa volta no. Non credo ci sia un singolo raddoppio di acustica, forse solo in un pezzo e di solito ne facevo SEMPRE.

Insomma, anche se per molti sarà “Il solito disco di Frigieri” per me è un disco piuttosto diverso dal solito e devo dire ne sono parecchio contento.

 

Il disco conterrà 9 canzoni, i titoli ve li dico un’altra volta.

Ho registrato 10 canzoni nuove e ho capito alcune cose

Ho voglia di comprare una Fender Stratocaster. Mica subito, ma ho voglia di cominciare a guardarci e poi, forse tra un anno o due, di comprarmi una Stratocaster. Non ho mai avuto una Stratocaster. Sono sempre stato un Telecasterista. Chiaramente bisognerà trovare quella giusta, quindi la cosa impiegherà anni.

Ho voglia di ricominciare ad esercitarmi con la chitarra. Per conto mio, ma mi sono reso conto che suono poco da parecchio tempo e che invece una volta stavo quasi per diventare un chitarrista decente, di quelli che uno li guarda e pensa “Quello è un chitarrista”.

Ho voglia di scrivere più canzoni. Tante. Ho voglia di scriverne un casino, proprio un casino. Anche brutte, anche venute male e poi lasciarle lì, poi riscriverne ancora.

Ho capito che voglio fregarmene ancora di più di quel che va di moda o di quel che si deve fare e che devo soltanto scrivere, suonare, scrivere, suonare.

Ma soprattutto, ho capito che non smetterò mai.

E’ incredibile come questa cosa mi faccia sentire bene.

Titolo di studio

Ieri il mio batterista di studio, che risponde al nome di Cesare Anceschi ma per tutti noi è semplicemente CICO, ha incontrato un mio (e suo) fan in giro per Scandiano.

Il fan in questione ha pensato bene di chiedergli quando uscirà il mio nuovo album, visto che è un poco che non mi si sente e che era abituato a dei ritmi più serrati per le mie pubblicazioni.

Cico a quel punto gli ha spiegato che tra non moltissimo, non sappiamo bene quando, andremo comunque in studio a registrare il nuovo disco e quindi ancora non si sa di preciso, ma vedrai che entro il 2020 è pubblicato sicuro.

Poi, mentre parlavano, il fan in questione cercava di capire qualcosa di più sul nuovo disco e sul nuovo materiale.

A quel punto Cico ha provato a sbottonarsi un poco e, come fa spesso quando non resiste a fare il buontempone, ha detto al fan che “Il disco nuovo comunque ha già un titolo”. Il che è vero, badate bene.

Solo che Cico ha pensato bene, mentre lo diceva, di inventarsi a caso il titolo del disco nuovo. Quindi, ha detto, “Il disco si chiamerà SONO STATO SULLA LUNA”.

Il fan, a quel punto, ha risposto “Eh, in effetti Frigieri ha sempre dei titoli molto belli”.

Quattro errori molto comuni con Mark Hollis e i Talk Talk

 

  • Considerarli la band del Synth Pop anni ottanta, di pensare che siano “quelli di Such a Shame” e basta. I Talk Talk hanno fatto altro. Da “Spirit of Eden” in poi hanno realizzato un percorso musicale senza precedenti e, a dirla tutta, anche senza validi epigoni. Provate ad ascoltarvi “Spirit of Eden” da soli al buio questa sera e la prima reazione sarà di dire “Ma sono la stessa band?”
  • Considerarli una grande band da “Spirit of Eden” in poi e basta. I dischi precedenti, seppur meno unici e legati ai suoni specifici di una corrente musicale, sono estremamente particolari e contengono una serie di canzoni decisamente memorabili. Per dirne una, provate a riascoltarvi le prime sei tracce dell’album “It’s my life” e ditemi voi chi riesce a fare un’infilata del genere.
  • Corollario dei due errori prima: considerare il periodo pre “Spirit of Eden” come qualcosa di completamente staccato dal precedente. Si tratta di un percorso di crescita, di un gruppo che (per stessa ammissione di Hollis) non voleva ripetersi e quindi evolveva con passi avanti (o balzi da gigante) ad ogni opera. Partite dall’inizio o dalla fine della loro proposta musicale e ripercorrete tutto in ordine cronologico, sentirete che ci sono parecchi elementi in comune e un percorso chiaro e netto e quindi il “Ma sono la stessa band?” in realtà trova risposta affermativa.
  • Considerarli “gli anticipatori del post rock”. O, per meglio dire, considerarli una grande band per il loro uso della dinamica e del timbro. Pur essendo vero che la prima cosa che salta in mente è quella, visto che NESSUNO AL MONDO è riuscito a equilibrare così a 360 gradi queste caratteristiche del suono, si tende a sottovalutare l’apporto originale che i Talk Talk hanno dato in termini di struttura e forma, di armonia e di melodia. Per il discorso della struttura, valga su tutti una canzone di “Laughing stock” chiamata ”Myrrhman” dove non c’è una singola sezione che si ripete oppure “Ascension day” dove la voce resta uguale nelle tre strofe ma ogni strofa ha meno battute della precedente. Per il discorso dell’armonia, la faccenda è più intuitiva: provate a tirare giù gli accordi di qualche pezzo dei Talk Talk e a suonarli con la chitarra. Oppure, dal punto di vista delle melodie, provate a suonare una melodia di qualche canzone loro al piano. Solo la melodia, scegliete voi la tonalità e provate a suonarle a orecchio. Ci sono degli intervalli decisamente particolari, cose che normalmente nelle canzoni pop non si trovano.

 

Mark Hollis (e i Talk Talk) è stato, vale la pena ripeterlo, un qualcosa di assolutamente unico e indefinibile nel panorama musicale sia per quello che ha fatto che per quello che non ha fatto (il suo assordante silenzio degli ultimi 21 anni). Con lui se ne va un grandissimo, uno dei veri geni della musica contemporanea. Rendergli omaggio è un dovere.

 

Cose varie di questo periodo

Le dico per punti, così sono chiaro:

  1. Il dolore alla spalla dovuto alla calcificazione si sta risolvendo benissimo, tutto procede bene e presto, almeno sul piano teorico, saremo più forti che prima. La visita di controllo dove vedremo se ho fatto tutto quello che devo fare sarà a luglio.
  2. Fino a luglio, per i motivi di cui al punto uno, non suonerò granché. Ogni tanto, se capita qualcosa, posso pure pensarci. Ma non farò molto.
  3. Dopo l’estate (presumibilmente) registrerò i pezzi che faranno parte del disco nuovo. Li registrerò allo studio BUNKER di Rubiera, il posto dove sono sempre stato a registrare fino a “Togliamoci il pensiero”. Sarà un grande ritorno, ogni tanto bisogna tornare a casa.
  4. Il disco, come già detto, si chiamerà “I FERRI DEL MESTIERE”. Devo ancora decidere i formati sui quali uscirà. Non cominciamo a dire “Dai, fallo in vinile” e poi lo lasciate lì.

 

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Seno, coseno, tangente (La quadratura del cerchio)

Una cosa che si dice sempre di Sanremo tra noi finti alternativi che suoniamo nei localini da poco è che per andare a Sanremo non è mica che si facciano davvero delle selezioni. In realtà per andare là, diciamo noi, si paga perché è tutto truccato, tutta una mafia. Lo diciamo chiunque sia il direttore artistico del Festival. Nel corso degli anni di queste chiacchiere fatte durante i soundcheck, mentre si mangia un hamburger e una birra in un pub di provincia dove tra poco suoneremo davanti a venti persone o in un centro sociale con la pizza fredda, tra i vari gruppi e sedicenti artisti indipendenti questi discorsi sono stati fatti migliaia di volte.

I più esperti e scafati, quelli più anziani oppure quelli più rancorosi, sono arrivati ad avere anche una specie di borsino. Nel senso che ti raccontano, sempre sottovoce, che hanno sentito dire che tot anni fa quando ci sono andati i (nome del gruppo) la quota della tangente era di (un numero, ogni volta diverso anche se si parla della stessa edizione).

Ecco, a me che quest’anno vedo che ci sono tante persone sul palco con le quali ho suonato anche io e con le quali ci siamo scambiati chiacchiere, confessioni, timori e speranze, mi verrebbe da chiedere a questi qui:

“Ma quindi, esattamente, la tangente che avete pagato, di quanto era?”

E poi vedere cosa mi rispondono.